Cos’è e come migliorare la candidate experience?

Per favorire il processo di recruiting e l’employer branding

Attirare nuovi e migliori talenti, per le aziende, è un obiettivo primario, così da garantirsi le giuste qualità umane e le competenze tecniche necessarie a presidiare con successo il mercato di riferimento. Per far ciò, non basta presentarsi al meglio, valutare attentamente i CV ricevuti o studiare strategie dedicate per migliorare la fase di colloquio, ma serve prendersi cura di tutta la candidate experience. Troppi, infatti, sono i candidati che si dichiarano insoddisfatti del processo di selezione, in diversi suoi aspetti.

Cosa si intende per candidate experience

Innanzitutto, cos’è la candidate experience? Si tratta dell’esperienza che i candidati fanno durante il processo di selezione del personale e della percezione che hanno dell’azienda durante i molti passaggi che lo caratterizzano: dall’invio del CV sino all’eventuale assunzione.

Dunque, l’esperienza del candidato va oltre il vero e proprio processo di candidatura e comprende tutte le interazioni che questo ha con l’azienda, fisiche o virtuali, un certo tipo di accoglienza e abilità gestionale, che ne determinano il grado di coinvolgimento e soddisfazione, anche al di là del risultato del processo di recruiting.

Perché migliorare la candidate experience?

È facile perciò intuire che una candidate experience curata porti benefici non solo alla fase di selezione delle nuove figure da inserire nella propria organizzazione, ma anche all’employer branding.

  1. I vantaggi nella fase di selezione
    Una candidate experience di buona qualità aiuta a intercettare i migliori CV e facilita la candidatura stessa, poiché agevola qualsiasi interazione tra candidati e azienda, nonché l’inserimento e il vaglio dei curricula, contribuendo alla completezza e alla trasparenza delle informazioni. 
  2. I vantaggi nella fase di assunzione
    La bontà dell’esperienza vissuta dai candidati aiuta anche la fase di assunzione, poiché valorizza le persone selezionate fin dal colloquio, ne riconosce il potenziale e contribuisce in modo decisivo al processo di onboarding, ovvero al passaggio successivo, che introduce i neo-assunti in azienda.
  3. I vantaggi per l’immagine aziendale
    Non c’è dubbio che un’esperienza migliore per il candidato porti benefici all’employer branding, facendo percepire l’impresa come più umana, efficiente e organizzata, dunque capace di attrarre nuovi talenti e trattenerli, proponendosi come realtà interessante e attenta ai suoi dipendenti.

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Come migliorare la candidate experience

Come migliorare, dunque, la candidate experience? Serve lavorare su tutto il percorso che i candidati si troveranno a fare, così da ottimizzare ogni aspetto senza trascurare nulla.

  • Curare una career page
    Ovvero realizzare sul proprio sito web una pagina dedicata alle offerte di lavoro, così che gli interessati trovino lì tutte le informazioni essenziali sulle posizioni aperte e su come candidarsi, magari attraverso un semplice widget, come quello di Leark, per la raccolta dei CV. Chiarezza, rintracciabilità e trasparenza sono un obiettivo da perseguire.
  • Pensare mobile first
    Ovvero verificare che la pagina dedicata e tutte le funzionalità legate alla candidatura funzionino correttamente sui dispositivi mobili. La maggior parte degli utenti, infatti, naviga tramite smartphone e ogni svista può inficiare la candidate experience.
  • Studiare la comunicazione
    Ovvero comunicare con i candidati, raccontare chiaramente tutti i passaggi del processo, dando loro un referente diretto. Oppure, se si tratta di curricula scartati in fase di colloquio, spiegare loro i motivi dell'esclusione dal processo di recruiting.
  • Strutturare il colloquio
    Ovvero studiare domande e attitudini che consentano di far emergere il valore dei candidati, rispettandone la personalità ed evitando confusione e domande imbarazzanti. Essere chiari nelle richieste e sulle prospettive, dando un riscontro rapido a ciascuno.

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  • Programmare l’onboarding
    Ovvero, curare nel dettaglio anche la fase di inserimento dei neo-assunti in azienda, che rappresenta in qualche modo l’ultimo passo della candidate experience. Fornire tutte le informazioni utili, garantire un referente disponibile e costruire un buon clima di lavoro sono aspetti fondamentali.
  • Coordinare tutti i canali
    Ovvero, seguire la comunicazione delle offerte di lavoro, l’invio di CV e il dialogo con i candidati su tutte le piattaforme aziendali attive, dal sito web ai social media (nel caso in cui si scelga di sfruttare le dinamiche del social recruiting), dalla newsletter al blog: questo permette di determinare un tono di voce univoco, un circolo informativo virtuoso e coerente.

 Insomma, è importante migliorare la candidate experience in tutte le fasi del processo di recruiting.

Come LearK ti aiuta a migliorare la candidate experience

Il digitale offre sicuramente un valore aggiunto alla candidate experience, nonché la possibilità di coordinare ogni fase al meglio, monitorando i risultati grazie alla tracciabilità dei dati. 

Lo sa bene LearK, il sistema innovativo che aiuta la selezione e la gestione del personale, che accelera il processo di recruiting, mette al centro la persona valorizzandone carattere, esperienze e competenze, nonché l’attitudine a migliorarsi, sempre e comunque.

Il software di gestione CV di LearK offre all’azienda funzionalità avanzate per trovare i CV più adatti alle sue esigenze, valorizzando il tempo e le energie del comparto HR, magari dedicandole ad attività strategiche per il business; inoltre, certificando le competenze e suggerendo percorsi formativi ad hoc, mantiene un dialogo continuo con i candidati, riducendo la distanza tra loro e l’impresa, che ha la possibilità di consultare curricula sempre aggiornati e GDPR compliant.

Un vero valore aggiunto per la candidate experience.

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